VALERIO LELLI

CHI SONO

Sono nato a Bologna nell’ormai lontano 1980. Anno che sicuramente tutti ricordano per le stragi di Ustica e della stazione di Bologna, alcuni per la nascita della CNN e pochi per l’attacco russo all’Afganistan.

Mi occupo di fotografia e immagini dal 2008, studiando all’inizio da autodidatta, approfondendo solo in un secondo tempo con percorsi didattici. 

Dal 2013 avvio l’attività professionale e decido di utilizzare la fotografia come strumento per raccontare quello che mi circonda: il territorio, gli eventi in genere, dai matrimoni al corporate, fino alla fotografia di prodotto.

Nicol Ranci, dottoressa di storia dell’arte, scrive sul mio approccio alla fotografia:

 

“Valerio Lelli: l’impero sospeso della luce”
Uno degli errori più comuni che si commette quando si guarda una fotografia è quello di ripescare automaticamente nella nostra memoria  tutti i riferimenti pittorici che quell’immagine in qualche modo ci ricorda. Quando guardo le  fotografie di Valerio Lelli, in maniera inconscia, mi torna in mente la potenza immaginifica de “L’impero della luce” di René Magritte e ripenso alle atmosfere sospese e solitarie dipinte nelle periferie di Edward Hopper.
Fotografia e pittura viaggiano su binari apparentemente paralleli ma concettualmente molto distanti.
Una foto e un quadro: entrambe due superfici bidimensionali in cui è narrato, attraverso linee, luci e colori, il mondo. L’apparenza ci induce quindi a considerarle strette sorelle ma cosi non è.
Storiograficamente questa loro diversità è ormai assodata, ma nel panorama fotografico contemporaneo, è indispensabile ribadire la loro intrinseca differenza. 
La vera fotografia non rappresenta il reale, e mai dovrebbe farlo, ma dovrebbe invece sempre sforzarsi di presentarlo. 
Rappresentazione vs presentazione.
La fotografia di Valerio Lelli ha questo potere di presentare il reale in una veste spoglia di ruffianerie, alla ricerca di una sintesi formale che si fa anche sintesi di contenuto.
Che sia una periferia abbandonata, una centralissima calle veneziana, o una qualsiasi anonima zona industriale, Valerio imprime una propria personalissima traccia per raccontare attraverso la fotografia.
Fotografare significa scegliere e in questa scelta Lelli ci parla attraverso un linguaggio scevro da artifizi formali o di ricerche a effetto, dando vita a immagini rarefatte immerse nella nebbia, a luoghi in cui la presenza umana sporcherebbe quella resa poetica che emerge invece con prepotenza in queste pacate solitudini.
Un lampione, una via secondaria, una pompa di benzina: la quotidianità,  sotto i nostri occhi tutti i giorni, che diviene attrice protagonista di un teatro che è quello di una realtà non trasfigurata ma autentica, che con la fotografia di Valerio si eleva a poesia.
Quello che colpisce da subito è la ricerca di soggetti abitualmente non battuti, ci si immagina Valerio che osserva, attende con pazienza e poi scatta, isolando quella realtà ed erigendola ad altissima testimonianza artistica.
Togliere invece che aggiungere: la semplicità come preziosa cifra stilistica con cui Valerio ci invita a guardare attraverso la sua fotografia il mondo.
Se è vero che un autore racconta qualcosa di sé anche attraverso la sua produzione, nel caso di Valerio questa assioma trova la sua ulteriore conferma. Così come nei suoi paesaggi semi urbani riesce a far percepire al fruitore la sua personale visione del mondo così, nei suoi ritratti emerge, in maniera altrettanto netta, la sua personalità.
La spontaneità delle espressioni che coglie, i sorrisi rubati, le emozioni, gli sguardi,  ci presentano ancora una volta una realtà che è autentica e vera e, inevitabilmente, raccontano anche una parte di sé: scevro da sovrastrutture, solare, accogliente, come la buona tradizione emiliana impone, Valerio usa la fotografia come strumento dietro al quale si cela una delle più grandi doti che un fotografo possa avere: quella di saper davvero guardare.
 
 
 

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