il fotografo Valerio Lelli

 

Chi sono, chi è Valerio Lelli?

Sono nato a Bologna l’11 marzo 1980, mamma “terrona” e babbo “montanaro”, insomma un bel mischione si direbbe dalle mie parti.

Mi sono avvicinato alla fotografia nel 2006, utilizzando una vecchia Canon AE1 a pellicola, che mia mamma mi prestava saltuariamente e con mille raccomandazioni.

Il passaggio al digitale è stato veloce, ma ancora oggi non disdegno l’utilizzo dell’analogico, soprattutto a medio formato per progetti personali.

Mi occupo di fotografia di eventi e cerimonie dal 2014 oltre a svolgere l’attività di fotografo e videomaker presso la Malossi SpA di Calderara di Reno.

Nel 2014 ho fondato con altri soci il CloseUp Studio di Villanova di Castenaso, associazione fotografica per la quale ho tenuto corsi di fotografia e workshop di sala di posa. Nel 2016 ho lasciato questa attività per dedicare tutte le energie alla fotografia di cerimonia.

 

Nel 2016, Elisa Contessotto, nel suo blog, ha scritto un articolo sulla mia fotografia:

“Quando ho conosciuto Valerio Lelli non avrei mai creduto che sarebbe diventato un fotografo. Certo, già nel 2012 si occupava di immagini: ricordo in modo molto nitido i ritratti sui quali ci eravamo confrontati. Trovavo abbastanza curiosa la differenza di approccio che avevamo nell’analisi dei ritratti. No, mi dicevo, non potrà diventare un fotografo. E così è stato per certi versi perché Valerio Lelli non è diventato un fotografo bensì è un Fotografo.

C’è una bella differenza tra le due espressioni, e a me ci sono voluti quattro anni per capirlo. Parto da qui: la fotografia è un punto di vista in movimento. Potrebbe sembrare un ossimoro, ma non lo è. L’occhio, certamente, è sempre lo stesso. Ma tutto quello che c’è dietro – dentro – e fuori, muta continuamente.

E cosa rende ‘essenza’ qualcosa in cui tutto è in divenire? Per me, nella fotografia di Valerio Lelli, quel punto che ne delinea l’autorialità è la sua, delicata, violenta, mai invadente, curiosità.

La curiosità è una predisposizione a tutto ciò che può essere esperito, è un compasso che tiene un cardine fisso e uno mobile, verso lo spazio, verso ciò che non conosciamo. Non è tuttavia una ricerca pindarica, non è un salto nel vuoto.

È una curiosità definita, nel tempo e nello spazio, tra il fotografo e il suo soggetto.

A volte, l’intenzione, è delicata, e i ritratti esprimono tutta la tenerezza di un incontro, a volte invece, l’impulso è violento, determinato, e gli sguardi di fronte all’occhio fotografico fanno intravedere le luci e le ombre e tutto quello che si può sprigionare da una fessura che si apre per pochi attimi.

A volte, forse quelle che preferisco, la curiosità di Valerio Lelli cerca la fascinazione provocatoria e sfuggevole del ‘non detto’. Si scorgono molti segreti nelle sue fotografie. E forse né il soggetto né il fotografo li possono descrivere. E il compito meraviglioso dell’osservatore è solo quello di prenderne atto e di sorridere, di fronte a questa curiosità trapelata e delegata al fruitore.

Valerio Lelli non è diventato un fotografo. Negli anni ha saputo dare voce e occhi a qualcosa che da sempre gli apparteneva. Ed è in quel cerchio compiuto, delineato con precisione dal compasso, che si custodiscono le storie, gli sguardi e i segreti che ogni giorno, IL fotografo, trova e ne fa tesoro